Mario nasce il 26 novembre del 1886 a Cherasco, in provincia di Cuneo, dove suo padre,
il maggiore cav. Bartolomeo Mortara, si trova a quel tempo di guarnigione.
Studia quindi ad Alessandria dove ottiene la licenza dell'istituto tecnico specializzandosi in
fisica e matematica. Entrato subito dopo alla scuola militare di Modena, uscendone sottotenente
assegnato al II battaglione del 92° fanteria. Dotato di fisico atletico, partecipa a varie gare
sportive militari distinguendosi per i suoi buoni risultati.
Nel 1910 è promosso tenente e, pur rimanendo in forza allo stesso reggimento, presta servizio
presso il reparto aviatori.
Quando viene dichiarata la guerra italo-turca, su sua richiesta è inviato in Libia, a Derna,
aggregato al 26° fanteria. Grazie al carattere estroverso e alla sua naturale dote di organizzatore,
gli viene affidato il compito di istruire i "Volontari Libici" che in breve tempo riesce a motivare
e coinvolgere a tal punto da poterli condurli al fuoco in numerosi, vittoriosi combattimenti.
Il tenente Mortara dimostra il suo valore in diverse occasioni ma eccelle specialmente a Kasr Ras El Leben,
affiancandosi agli alpini del Generale Tommaso Salsa, ed all'Olivo del Turco. Per il coraggio dimostrato
in battaglia, gli viene attribuita la medaglia di bronzo al Valor Militare che la principessa Laetitia
ed il Duca di Genova gli appuntano il 4 giugno del 1913 a Torino Mirafiori, mentre 30 aeroplani militari
sorvolano la cerimonia:
"Comandante di un plotone di ascari libici, di recente formazione, che per la prima volta era portato
in combattimento, lo condusse al fuoco ed all'assalto con slancio e valore".
Kasr Ras El Leben, 17 settembre 1912.
Alla medaglia di bronzo e a quella della campagna di guerra italo-turca, al petto del tenente Mortara
si aggiungerà poco più tardi la croce di cavaliere di San Stanislao di Russia.
Promosso capitano nel marzo del 1915, trasferito al 91° della brigata "Basilicata", il 19 maggio
lascia la sede di Torino per raggiungere il Cadore con il suo battaglione. Nelle operazioni contro
le fortificazioni austriache di Sexten rimane sempre in prima linea meritando vari encomi da parte del
suo comandante di reggimento.
Come attestano le lettere dei superiori e quelle dei suoi stessi soldati, il capitano Mortara sa costantemente
dare esempio di sacrificio e temerarietà partecipando all'azione con entusiasmo e sprezzo del pericolo.
Il suo alto sentimento patrio si può desumere da una delle ultime lettere scritte alla madre:
"Che cosa vuoi, in questi gravi momenti la Patria domanda a tutti sacrifici e dolori, e tu devi sopportare
la tua parte, che è grande, più grande della nostra, che coi disagi e coi pericoli abbiamo anche la parte
grandiosamente bella della guerra. Noi qui al fronte stiamo benissimo; allegri e fiduciosi nel nostro
buon diritto, nella nostra forza, nelle nostre energie, sicuri che le glorie, dai nostri padri raccolte
contro lo stesso nemico che ora combattiamo, saranno emulate. Onore e gloria imperitura ai prodi che cadranno
per la Patria! Onore per le madri e per le spose, che, pur soffrendo sono di sprone ai combattenti, i quali,
sempre ed ovunque, sono al loro posto, dove vi è gloria e pericolo, dove la Patria vuole i suoi figli migliori.
Credi, mamma, le donne più disgraziate, più da compiangere non sono le nostre, ma quelle, i cui figli in questo
momento non sono con noi. Chi non è con noi non è un buon italiano; chi non ama la Patria, chi alla Patria
antepone il proprio egoismo e la propria vigliaccheria, non può essere un buon figlio, non può amare sua mamma
come l'amiamo noi. Come ora sopportiamo contenti e fiduciosi disagi e pericoli per la Patria, domani, al bisogno,
pure contenti e fiduciosi, li sopporteremo per te; ciò non farebbe certo chi ora non è qui di fronte all'eterno
nemico dell'Italia. Avevo letto e sentito molto parlare delle bellezze naturali di queste regioni, ma ti
assicuro che non si può descrivere all'evidenza una regione così bella, poetica e suggestiva come quella
dell'alto Cadore ... ma tutto fa sperare che il nemico, con tutti i suoi forti, con tutti i suoi cannoni,
reticolati, mine, gas asfissianti, ecc. ecc., non potrà resistere a lungo al nostro urto. Io non ho ancora
avuto il battesimo del fuoco. Si sente da lungi tuonare il cannone e noi aspettiamo sempre l'ordine di
avanzare ... questo alle volte si fa attendere a lungo tempo, e l'inazione di fronte al nemico sarebbe snervante
e dolorosa, se non fosse la prova luminosa che chi ci guida non vuole arrischiare ed azzardare nulla,
ma che vuole ed avrà la vittoria più piena e sicura e la meno sanguinosa. Cara mamma, sta sana e tranquilla,
non preoccuparti di me se alle volte le mie notizie si fanno attendere ... pensa che nessuna nuova,
buona nuova, e ricevi una infinità di baci dal tuo Mario".
Il capitano Mario Mortara cade il 5 settembre del 1915 colpito a morte da un proiettile dell'artiglieria
austriaca abbattutosi nei pressi della sede del comando di Divisione, sulla Cresta di Vallorera, alla vigilia
del grande attacco italiano verso Montecroce.
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