Fulvio Roscio nasce a Donnaz, allora in provincia di Torino, il 1° luglio del 1895. Suo padre, Ettore,
è un avvocato e svolge la mansione di procuratore del Re; sua madre, Matilde Saudino, è canavesana come
il marito. Fulvio frequenta il liceo Andrea D'Oria di Genova dove, sotto lo pseudonimo di Fulvio Miccia,
collabora con poesie e scritti satirici al periodico settimanale della sua scuola. Durante il corso degli
studi si aggrega al 14° battaglione volontari alpini e, conseguita la licenza liceale, nel novembre del 1913,
passa alla Scuola Militare di Modena. Benché vissuto in una località di mare, la sua aspirazione è quella
di entrare a far parte del Corpo degli Alpini e nel marzo del 1915, 34° su 240 allievi, merita il grado di
sottotenente venendo assegnato al battaglione "Fenestrelle" del 3° Alpini che, in previsione della guerra,
è già dislocato a Belluno.
Nel mese di luglio Roscio si trova agli avamposti sul Fernazza, fra le valli di Zoldo e del Cordevole,
per passare quindi al fronte sull'Alto Cadore. Gli affidano un plotone della 29ª compagnia, al comando del
capitano Pennati, e nella notte del 9 giugno partecipa alla conquista del Passo e di Cima Vallona contribuendo,
nei giorni successivi, al mantenimento delle posizioni fino al sopraggiungere dei rinforzi costituiti da
trenta finanzieri della 50ª compagnia e dalla 28ª del "Fenestrelle".
All'alba del 18 giugno, affiancando il plotone di Alfredo Landi Mina, un sottotenente di Pinerolo, partecipa
alla conquista di Cima Palombino dov'è tra i primi a metter piede. Le operazioni di giugno non raggiungono
però pienamente gli obiettivi prefissati e il comando italiano, all'inizio di luglio, decide di lanciare
una nuova offensiva contro gli schieramenti austriaci posti sul crinale che dal Cavallatto, attraverso forcella
Pala Ciuzés, raggiungono il Monte Cavallino e Cima Pitturina. Nell'attacco sono impegnate, assieme ai
bersaglieri del V battaglione dell'8° reggimento, due compagnie del "Fenestrelle": la 29ª comandata dal capitano
Pennati e la 28ª guidata dal sottotenente Roscio che, anche in questa occasione, dimostra di possedere doti
di ottimo ufficiale. Pochi giorni più tardi, nel canalone che dal ghiacciaio di Popera porta al Passo della
Sentinella, fra Cima Undici e la Croda Rossa, mentre avanza alla testa di un plotone di arditi, unito
nell'azione ad una compagnia di fanti e sotto la copertura dell'artiglieria che spara dal crestone del Popera,
il sottotenente Fulvio Roscio viene colpito da un proiettile che gli recide l'arteria femorale. Portato
fuori tiro da un suo caporale, in meno di mezz'ora muore dissanguato.
Sepolto nel cimitero di Santo Stefano di Cadore, durante la cerimonia il comandante della 28ª compagnia del
"Fenestrelle" si rivolge agli alpini con una semplice raccomandazione: "Fieui, rcordeve 'd Roscio".
La motivazione della Medaglia d'Argento che gli viene attribuita nel 1917, nella sua essenzialità, richiama
gli episodi che lo hanno visto protagonista. Valore quotidiano il suo, dimostrato nel compiere costantemente
il proprio dovere. Roscio era un ragazzo di vent'anni, un eroe come tanti altri suoi compagni ai quali,
semplicemente, la fortuna ha voluto riservare una diversa sorte.
"In difficili e cruente operazioni di montagna, nell'ultima delle quali perdette gloriosamente la vita,
fu sempre primo alla testa dei suoi soldati e costante esempio di grande ardimento e di alto valore.
Cima Vallone, 12-15 giugno 1915; Cima Palombino, 16-19 giugno 1915; Cima Cavallino 9-12 e 18 luglio 1915;
Passo della Sentinella, 14 agosto 1915."
A Pont Canavese una via è stata intitolata al suo nome.
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