Luigi (Gigi) Tarra nasce a Luino, in provincia di Varese, il 4 dicembre 1882.
Dopo aver frequentato la scuola d'arte, cerca ispirazione abbinando l'attività di pittore
alla sua grande passione per la montagna.
A vent'anni inizia la sua attività di alpinista sulle cime abruzzesi, cogliendo in seguito
qualunque occasione per effettuare escursioni e arrampicate sulle montagne appenniniche e sulle Alpi.
E' tra i primi ad apprezzare le Dolomiti Vicentine e, al Pian delle Fugazze, ai piedi del Pasubio,
Luigi Tarra conosce Antonio Berti, un giovane medico alle prime armi che ha assunto l'incarico
di curare i villeggianti che si trovano lì a trascorrere le ferie. Tra quelle montagne incontra
anche Maria e Gino Carugati coi quali fa subito amicizia grazie alla comune passione per l'alpinismo.
In seguito condivide con loro e con Berti il piacere di conquistare numerose cime: aprono assieme
nuove vie sulle Dolomiti della Val Talagona, in Val Montina, nei Gruppi del Bosco Nero, del Tudaio,
sulla Croda dei Toni, sulla Croda da Lago e nel gruppo del Popera.
Tarra scrive diversi piacevoli articoli per la rivista mensile del CAI e in veste di pittore
partecipa all'80ª esposizione che si tiene a Firenze a Palazzo Pitti. Dipinge le montagne che
tanto apprezza e riproduce i colori e i riflessi delle cime dolomitiche anche quando riporta
sulla tela gli scorci delle borgate romane.
Sulle Dolomiti conosce anche Giovanni Chiggiato e Umberto Fanton, guide alpine alle quali si unisce
in nuove imprese alpinistiche. Nel 1911 Tarra risiede a Venezia e, già socio della locale Sezione
del CAI, viene ammesso anche Club Alpino Accademico Italiano. Collabora inoltre con l'amico Berti
nella stesura della Guida delle Dolomiti del Cadore.
Nel 1915, tenente degli alpini, spirito allegro e disponibile, Tarra sa farsi apprezzare da tutti,
oltre che per le doti di alpinista, anche per la sua cordialità. Con grande soddisfazione presta
servizio proprio in quella zona del Cadore che più predilige e meglio conosce. Con gli alpini
del Fenestrelle è alle Cinque Torri e sulle Tofane dov'è incaricato di eseguire perlustrazioni e rilievi.
Nel mese di luglio il generale Augusto Fabbri, comandante della Brigata "Marche", si preoccupa del
fatto che tra Forcella Giralba, già in mani italiane, e il Passo della Sentinella, presidiato
invece dagli austriaci, è compresa un'ampia zona costituita dal Monte Popera, da Cresta Zsigmondy
e da Cima Undici, un vuoto nel quale il nemico si potrebbe inserire di sorpresa.
Consultatosi col capitano Stiz, comandante dell'XIII gruppo d'artiglieria da montagna "Belluno",
il generale Fabbri decide allora di occupare quell'area piazzando, addirittura, un pezzo d'artiglieria
da 65/17 sulla cupola più alta del Popera, alla considerevole quota di 3045 metri.
L'area è però alquanto impervia e poco conosciuta, e per effettuare le necessarie esplorazioni è
necessario individuare uno scalatore esperto e pratico della zona. Fra i possibili candidati c'é
il tenente medico Antonio Berti che si trova in servizio nei pressi delle Tre Cime di Lavaredo,
ma lui stesso consiglia di rivolgersi invece al tenente Tarra, suo compagno d'arrampicata e ottimo
conoscitore di quella parte delle Dolomiti.
Tarra inoltre, appena qualche mese prima dello scoppio della guerra, aveva inviato alla "Rivista
Mensile del CAI" un nutrito articolo proprio sul Popera, gruppo di cime che aveva più volte esplorato
e scalato fin dal 1911. Per ragioni militari quel testo non era stato pubblicato ma lo Stato Maggiore,
pur avendolo censurato, ben conosceva la preziosa esperienza del suo autore.
Tarra viene quindi convocato e affiancato al tenente Fausto De Zolt, un alpinista cadorino della 75ª
compagnia del battaglione Cadore, reduce dall'aver portato a termine i lavori di trasporto del grandioso
faro che è stato piazzato sulla vetta della Cima Grande di Lavaredo. A loro si unisce inoltre il
tenente Luigi Salvetti della 23ª batteria del "Belluno" e, affrontando gravissime difficoltà,
il 27 luglio del 1915 i tre alpinisti giungono sulla vetta del Monte Giralba di Sopra.
Da quell'eccezionale posto di osservazione, in base alle indicazioni di Tarra, viene studiato il piano
di azione per occuparne la cima del Popera, piazzarvi un pezzo d'artiglieria e tentare, in futuro,
la conquista di Cima Undici.
Il 28 luglio Tarra, De Zolt e sei alpini vanno ad occupare la cima del Popera: da Forcella Giralba
percorrono l'orrida Busa di Dentro, attraversano Forcella Alta di Popera e per la Cresta Nord-Ovest
salgono fino alla vetta. Il giorno successivo sono raggiunti da 40 alpini che si insediano a presidio
della nuova posizione. Tarra e De Zolt ridiscendono quindi la lunga via già percorsa, molto impegnativa
ma defilata dal tiro dei cecchini austriaci appostati sulle Crode Fiscaline.
Forse per l'eccessivo sforzo compiuto in quell'impresa, il tenente Tarra si ammala e per lui la guerra
finisce, così, precocemente.
A Roma, ospite della vecchia madre quasi cieca, Tarra prosegue nella sua attività di pittore esponendo
in varie occasioni le sue opere in alcune mostre personali e presso talune gallerie d'arte. Deve
però abbandonare, per motivi di salute, l'altra sua grande passione: l'alpinismo.
Luigi Tarra si spegne precocemente a Roma il 22 settembre del 1936 all'età di 54 anni.
Su "L'Alpino" del 15 ottobre del 1936 viene indicato fra i lutti: "A Roma: il Capitano degli alpini
prof. Luigi Tarra, artista eletto, valoroso combattente, decoratore del Salone della Sede Centrale".
Sul numero 2 della "Rivista mensile del Club Alpino Italiano" del 1937 è ricordata "... la bella figura
di Luigi Tarra di Roma, pittore delicato e sensibile, combattente audace e fiero, cittadino esemplare
... la cui salma, il Sindacato Belle Arti e l'Associazione Nazionale Alpini, hanno amorosamente
composta al Verano ...".
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