Celso Trevisan nasce il 20 dicembre 1893 a Vicenza dove, qualche anno prima, si era
trasferito suo padre Carlo, originario di Palmanova, avendo egli ottenuto la cattedra
per l'insegnamento di "Motrici" presso l'Istituto Nazionale Industriale "Alessandro Rossi".
Anche sua madre, Alba Dalla Savia, è di origini friulane e a Vicenza si prende cura
della famiglia e della casa situata in Contrà San Marco.
Celso è il secondogenito: sei anni prima era venuta al mondo sua sorella Lidia e nel
1898 vedrà la luce anche suo fratello Sergio.
Dopo aver frequentato le scuole elementari e medie, diplomandosi infine presso lo stesso
Istituto Industriale dove insegna suo padre, Celso decide di proseguire gli studi e il
5 novembre del 1914 si iscrive al corso di Ingegneria Industriale Meccanica al politecnico
di Torino. In quello stesso anno dovrebbe prestare anche il servizio militare di leva,
ma viene esentato perché giudicato rivedibile. Ciò nonostante, sei mesi dopo viene chiamato
alle armi per mobilitazione generale e alla fine di giugno si trova a Modena a frequentare
il corso Allievi ufficiali di complemento. Col grado di sottotenente, il 17 settembre del
1915 viene assegnato al 7° Reggimento Alpini e il 2 ottobre parte per il fronte. Viaggia in
treno da Belluno a Calalzo e poi, in auto, raggiunge Cortina. In quel viaggio c'è a fargli
compagnia il sottotenente Piero Pieri, anch'egli assegnato allo stesso Reggimento. Con lui
Celso stringe subito una sincera amicizia e, anche dopo la guerra, i due compagni d'arme
torneranno sulle Dolomiti a ricordare le proprie gesta e ricalcare assieme i sentieri
tante volte percorsi da giovani ufficiali.
Trevisan e Pieri si recano a Vervei dove il capitano Polli, comandante del "Belluno",
li assegna alla 77ª compagnia che, retta dal sottotenente Ferraro, si trova temporaneamente
a Col per allestire materiale da costruzione. Celso viene impiegato in quei primi giorni
a comandare corvè di rifornimento della linea di Cima Bos; ha così occasione, per la prima volta,
di vedere da vicino la Tofana ed il Castelletto. In quelle corvè lo accompagna anche
Angelo Schiocchet che, da veterano, gli descrive i combattimenti ai quali lui ha già
avuto modo di assistere di persona. Alla fine di ottobre Trevisan presidia col suo plotone
Punta Berrino e a novembre, alternandosi con la squadra di Pieri, provvede a rifornire
di materiali la famigerata Cengia Martini.
A dicembre la 77ª compagnia è inviata nella zona del Col di Lana dove gli Alpini affiancano
la fanteria nei lavori di rafforzamento delle posizioni conquistate: Celso viene impiegato
nella sistemazione delle trincee sotto il Cappello di Napoleone e Cima Lana. Sono
i giorni precedenti l'attacco e il 16 dicembre partecipa anch'egli ai cruenti combattimenti
che costano ai "Garibaldini" e agli Alpini, uniti nell'assalto, ben 60 morti e 180 feriti.
La sera del giorno successivo giunge un ordine inaspettato e allo stesso tempo gradito:
Trevisan con altri alpini della sua compagnia è chiamato a frequentare un corso
sciatori a Bardonecchia. Lo amareggia solo il fatto di dover lasciare, nell'inferno
del Col di Lana, gli amici Pieri, Polin e Gelasio Caetani, un giovane patrizio romano
che ha appena conosciuto. Quest'ultimo è stato chiamato a progettare la mina che
scoppierà sotto la cima il 17 aprile del 1916.
Tornato dopo qualche mese in Val Costeana, alla fine di marzo del 1916 Trevisan collabora
con i volontari Alpini di Del Vesco - quelli del "Feltre" - per rinsaldare la posizione
di Punta Marietta e incrementare i rifornimenti verso Cima Tofana. Durante una discesa
Celso è ferito alla bocca da un masso distaccatosi dalla parete e, trasportato a valle
in teleferica, viene ricoverato prima all'ospedale di Pocol, poi in quello di Borca
di Cadore e quindi a Belluno dove resta per un mese.
Dimesso dall'ospedale, dal 1° giugno affianca per 20 giorni i minatori del Castelletto
partecipando al trasporto dell'esplosivo nella camera di scoppio della mina che si
sta preparando. Il 6 luglio è di servizio a Cima Tofana III e, rientrato la sera del 9,
due giorni dopo assiste all'esplosione.
Il 27 luglio Celso Trevisan è promosso al grado di tenente e il 29 prende parte
all'operazione di Val Travenanzes con la 77ª compagnia del Belluno. Dei fatti di quei
giorni, in una sua memoria, spiegherà come il 30 luglio venne catturato, a parer suo,
a causa dell'imprudenza del Comandante del "Belluno" che ordinò alla sua Compagnia
di avanzare senza essersi prima accertato che quella alla sua destra avesse prima
liberato dal nemico il fianco della Tofana I.
Trevisan viene imprigionato prima nel campo di Mauthausen e poi in quello di Plan.
Rientra in Italia l'11 novembre del 1918 accolto presso il campo dei prigionieri
liberati di Parma.
Nel frattempo, il 15 dicembre dell'anno prima, la sua famiglia era traslocata a Roma
dove temporaneamente si era trasferita, lontana dagli eventi bellici, la Scuola
Industriale di suo padre.
Nel maggio del 1919 Celso riprende gli studi al politecnico di Torino e il 23 dicembre
del 1921 consegue la laurea in Ingegneria Industriale Elettrotecnica con punti 95 su 100,
sostenendo una tesi sui "Motori di aviazione" e avendo come relatore il noto professor
Camillo Guidi.
Successivamente prende in moglie la padovana Gilda Favero dalla quale ha tre figli:
Carlo, Guido e Alba.
Vive quindi una lunga esistenza dedicandosi alla famiglia, al lavoro e alla sua passione
per la fotografia, partecipando inoltre alla seconda Guerra Mondiale.
All'età di quasi 99 anni, Celso Trevisan si spegne serenamente il 6 giugno del 1992
a Vicenza dove ora riposa nel locale cimitero monumentale.
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