La Storia
Sorge sul monte che dà il nome all'opera e che sovrasta il paese di Laggio di Cadore,
in comune censuario di Vigo di Cadore (e lo stesso comune ne è il proprietario).
Il monte si trova in località Piniè, piccolo paesino nel comune precedentemente
citato e vi si accede partendo da questo paese; lo stesso è raggiungibile o da
Laggio oppure dalla statale che conduce in Comelico.
Opera facente parte della Fortezza Cadore-Maè. Gia nel 1905 si poneva l'esigenza
di un'opera a nord del Ridotto Cadorino, e si cominciò a fare dei sopralluoghi per
individuare il sito più idoneo. Il 29 ottobre 1908 il Capitano F. Pecco, inviò
alla Sottodirezione del Genio di Belluno, uno studio di più di trenta pagine,
corredato da fotografie, dove sosteneva la fattibilità dell’opera del Monte Tudaio.
Sin dall’inizio del conflitto, la Fortezza Cadore-Maè assunse un ruolo secondario,
vista la sua distanza dal fronte e le direttive del Comando Supremo che imponevano
una relativa calma nelle operazioni. Il forte fu vittima di continui prelievi di
munizionamento ed altro. Nel novembre 1917, nella notte del 6 e per tutto il giorno
7 i cannoni del forte bombardarono le posizione nemiche di M. Croce e M. Cavallino.
Il forte fu abbandonato dal personale, dopo aver tolto gli otturatori delle bocche
da fuoco ma senza essere riusciti a danneggiarle. Non si ebbe quindi, una resistenza
estrema fino all’ultimo colpo come accadde invece sul Monte Festa. Probabilmente
sarebbe stata utile per ritardare l’avanzata degli Austriaci ed evitare la cattura
di circa 10.000 italiani presso Longarone.
E’ da sottolineare che non si parlò mai di resistenza "fino all’esaurimento di forze
e mezzi" come prospettato nell’aprile del 1915, nè tanto meno di una difesa
"all’ultima galletta" come pure Cadorna in persona aveva ordinato alla già citata
opera di Monte Festa. Nell’ottobre del 1918, nei giorni 18 e 26 il forte fu fatto
saltare dagli austriaci prima del loro ritiro.
L'opera ha pianta e struttura irregolare per aderire il più possibile alla conformazione
della vetta e per defilato sia alla vista che al tiro. Si sviluppa su due piani
più la batteria sovrastante servita da un elevatore. Il cuore del forte era
costituito naturalmente dal blocco di calcestruzzo di cemento nel cui interno
erano ricavati quattro pozzi cilindrici affiancati ad interasse di 8 metri.
Forte Tudaio
(Fonte: Fortificazioni.net)
Al suo interno un corridoio retrostante i pozzi e dotato di ingresso e di numerose
finestre sul rovescio. Tramite un cancello situato sul fianco destro si saliva
alle cupole e ai pezzi campali eventualmente disposti sulle piazzole antistanti
la batteria per diminuire le zone in angolo morto. Sul corridoio interno sfociavano
sia l’elevatore a cremagliera, sul fianco sinistro, sia le tre rampe d’accesso
dal piano sottostante, su quello destro.
Il pozzo dell’elevatore, profondo 15 m e di forma rettangolare (1,40 x 0,80 m)
partiva dal primo piano del forte all’estremità di un corridoio lungo 12 m e largo
2,50 m che iniziava proprio in corrispondenza dei due locali adibiti a deposito
munizioni, predisposti per contenere rispettivamente le granate comuni e quelle
a shrapnel; a questi si poteva accedere o direttamente dall’esterno tramite la
vicina entrata o internamente mediante un altro corridoio quasi perpendicolare
al primo, lungo 37 m e largo 2, all’estremità del quale sfociavano sia l’accesso
al casermone, costituito da una galleria scavata nella roccia lunga 47 m, sia la
scala a tre rampe che portava ai sovrastanti pozzi.
Al centro di questo corridoio era situata la tromba delle scale dotata di due grandi
prese d’aria, nella quale quattro rampe permettevano di scendere di 13 m e di
portarsi al pianterreno del forte: al centro della tromba esisteva un’argano manuale.
Era stata costruita più ad est una caserma di due piani, lunga 43 metri e larga 7,
nella quale erano ricavati gli alloggi della truppa, gli uffici, le cucine e i
servizi igienici.
Nei dintorni, altre costruzioni adibite a forno, officina ed altro. Una grande
vasca per la raccolta dell’acqua piovana, capace di 6.000 litri d’acqua, veniva
usata per i servizi igienici. Fu costruita tra il '14 ed il '15 una teleferica
pesante (portata 15-18 quintali), soprattutto per il trasporto delle munizioni. I
motori che azionavano la fune traente erano situati presso la stazione di partenza.
Il Tudaio disponeva di un estesissimo campo di tiro in Valle Ansiei, sull’Altopiano
di Danta, sulla Val Padola ed Alto Piave.
Fu dotato di fari girevoli da campo a gas acetilene.
Armamento
4 cannoni da 149A su cupole girevoli corazzate tipo Armstrong dello
spessore di 140 mm (Il settore verticale di tiro era compreso tra -8° e +42°)
4 cannoni da 149G (previsti ma mai inviati)
4 mitragliatrici mod. 1886
Fonti:
Fortificazioni.net
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