Nazione Cadorin Mario

Grado Tenente di Complemento

Mostrina  7° Alpini, battaglione Belluno

Ritratto

Nato il 2 aprile 1886 a Quero (BL)

Morto di vecchiaia il 6 gennaio 1945 a Lavagna (GE)

Decorazioni

Decorazione Medaglia d'Argento

Offertosi volontariamente a sostituire un compagno ferito nella direzione di un lavoro d’ingegneria (galleria – mina) in regione asprissima a contatto col nemico, prese parte agli ultimi lavori di perforazione, alle pericolose operazioni di intasamento e di innescamento a pochi metri dal nemico che lavorava di contromina. Mirabile esempio di valore, rimase nella galleria avanzata sino all’ultimo momento e fra i primi ritornò in galleria avvenuto lo scoppio. Colpito da asfissia, non volle ritirarsi, finché non gliene venne data ingiunzione dai superiori.
Castelletto della Tofana, 11 luglio 1916

Decorazione Medaglia di Bronzo

Per cinque mesi, in regione asprissima d’alta magna e a contatto del nemico, con ricognizioni ardite raccoglieva dati tecnici necessari per eseguire un poderoso lavoro di mina sotto posizioni avversarie. Avvenuta l’esplosione della mina e conquistata la posizione da parte dei nostri con grande sprezzo del pericolo fu tra i primi a risalire la galleria, riuscendo in brevissimo tempo a creare appostamenti in caverne, tali da permettere di mantenere la posizione conquistata sotto i violenti concentramenti di fuoco nemico.
Piccolo Lagazuoi, 20 giugno 1917

Note biografiche (Archivio Franco Licini)

Figlio di Giobatta e Maria Tomè, entrambi agordini, Mario Enrico Cadorin nasce il 2 aprile del 1886 a Quero dove suo padre è temporaneamente impiegato nella direzione dei lavori della ferrovia Montebelluna - Feltre. Dopo aver frequentato il decimo corso della Scuola Montanistica di Agordo (oggi Istituto tecnico industriale minerario), Mario si diploma il 6 agosto 1907. Inizia la sua carriera lavorativa come caposervizio delle miniere di fosfati di Kaalat Djerda, situata nei pressi di Gafsa nel cuore della Tunisia. Nel 1909 rientra in Italia per prestare il servizio militare di leva. Viene congedato il 14 novembre dell'anno successivo col grado di Caporalmaggiore. Tre mesi dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale viene richiamato alle armi, ma trovandosi in quel momento nella Provincia argentina del Tucuman, occupato nella costruzione di opere civili, non può rispondere prontamente alla chiamata. Decide comunque, poco dopo, di lasciare il lavoro e tornare in Italia per mettersi a disposizione della Patria. Il 13 ottobre del 1915 è al 7° Alpini di Belluno da dove riparte due giorni dopo per frequentare il corso Allievi ufficiali alla scuola militare di Modena. Fresco di nomina ad Aspirante ufficiale, il 18 marzo del 1916 raggiunge il battaglione Belluno sul fronte dolomitico dove assume il comando di un plotone della 106ª compagnia. Nel giugno dello stesso anno, affiancandosi a Malvezzi, sostituisce Tissi nella direzione dei lavori di minamento del Castelletto della Tofana dove sono impiegati 120 Alpini minatori che, alla fine dei lavori, avranno scavato 2200 metri cubi di roccia. La mina di 35 tonnellate di gelatina esplode alle 3.40 dell'11 luglio. La motivazione della medaglia d'argento attribuita a Cadorin descrive gli avvenimenti. Il 15 luglio, con Decreto del Comando Supremo, Mario Cadorin viene promosso sul campo "Sottotenente di complemento". Dopo aver provveduto al rafforzamento delle posizioni conquistate sul Castelletto, nel mese di ottobre gli Alpini minatori, guidati da Cadorin e Malvezzi, si trasferiscono alla "Cengia Martini" sul piccolo Lagazuoi dove, dal mese di dicembre, danno inizio allo scavo di tre gallerie a rafforzamento delle linee difensive della cengia e di una mina da far esplodere sotto la quota 2668. Il risultato finale dei lavori è un aggrovigliato sistema di trafori lungo circa 1110 metri che, oltre alle camere da mina, ospita alloggiamenti, depositi per materiali e piazzole per mitragliatrici e cannoni. Alle ore 21.50 del 20 giugno 1917 la mina, caricata con 33 tonnellate di esplosivo, squarcia le rocce di quota 2668. Per l'opera compiuta Mario Cadorin venne promosso Tenente e merita una medaglia di bronzo. Quella mina è l'ultimo atto del battaglione Belluno in Val Costeana. Il 3 luglio i suoi reparti lasciano le Dolomiti, cedendo il posto al XII Gruppo Alpini, e si dirigono al fronte dell'Isonzo. Il 20 luglio del 1917, inquadrato nel V Raggruppamento Alpino, il Belluno, al comando del capitano Luigi Masini, raggiunge le terre Friulane. Gli Alpini minatori, guidati da Mario Cadorin e Luigi Malvezzi, formano un gruppo speciale denominato "Compagnia Lavoratori" che viene messo alle dirette dipendenze del Generale Giuseppe Tarditi, comandante del V Raggruppamento. Si sta preparando l'assalto alla Bainsizza, l'undicesima battaglia sul fronte isontino. In particolare, Cadorin e Malvezzi sono incaricati dell'allestimento di un ponte nei pressi della confluenza tra il Torrente Vogercek e l'Isonzo. Attraversato il fiume, anche la "Compagnia Lavoratori" prende parte ai combattimenti per la conquista del vallone di Široka Njiva, della quota 550 e dell'abitato di Mesnjak. Il 3 settembre, nei pressi di Peternel, alla presenza dei Comandanti della II Armata e del XXVIII Corpo d'Armata, viene letta la motivazione con la quale sono attribuite a Mario Cadorin due medaglie d'argento al valor militare: A pochi metri dal nemico dava esempio di belle virtù militari e di elevato sentimento del dovere nel portare in poche notti di lavoro i materiali da ponte necessari per il passaggio dell'Isonzo, superando gravi difficoltà di terreno. Riuscito il passaggio del fiume, per nove giornate di combattimenti si comportava sempre valorosamente. Efficace cooperatore dell'azione del comando, con instancabile tenacia e con mirabile ardimento accompagnava le colonne d'attacco, partecipando a tutti gli scontri anche più sanguinosi. (Altipiano di Mesniak, 19-27 agosto 1917) Disciolta la "Compagnia Lavoratori" Cadorin rientra come effettivo nei ranghi del Belluno e affianca, in veste di aiutante maggiore, il comandante di battaglione, il capitano Luigi Masini. Partecipa quindi alle azioni sul Monte Rosso (24 ottobre 1917) dove la Brigata "Etna" è stata annientata dall'esplosione di una mina austriaca, e dopo la rotta di Caporetto, alla resistenza sul Monte Stol (25 ottobre 1917). Ripiegato a Belluno, il 7 novembre il battaglione è sul Cansiglio per tentare di arginare l'avanzata tedesca. Il giorno 10, trovandosi completamente circondati, gli Alpini del Belluno si dividono in gruppi nel tentativo di sfuggire all'accerchiamento e raggiungere la linea del Piave. Un manipolo di uomini, guidato dal capitano Masini e da Mario Cadorin, attraversa il lago di Santa Croce su barche condotte da ragazze del luogo. Lungo la dorsale del Visentin i fuggiaschi raggiungono Stabie dove vengono per la maggior parte catturati dai tedeschi. Riescono rocambolescamente a salvarsi solo Masini e Cadorin che il 17 novembre raggiungono le proprie linee dalle parti di Quero (paese natale di Mario Cadorin). La motivazione con la quale Mario sarà successivamente decorato con la Croce di guerra al Valor Militare rende l'idea dell'accaduto: (Bollettino Ufficiale 1926 Pag. 381) Mario Cadorin - Tenente 7° Regg. Alpini - Battaglione Pelmo. Due volte preso e due volte riuscito a fuggire al nemico invadente, raggiunse, attraverso pericoli e disagi le nostre trincee portando utilissime informazioni che valsero a reprimere un contrattacco avversario. - Medio Piave - 10-17 Novembre 1917. Nell'impossibilità di ricostruirlo, il 9 dicembre 1917 il battaglione Belluno viene sciolto. Masini quale comandante e Cadorin come suo aiutante maggiore, passano al battaglione Val Cismon che viene impiegato sul massiccio del Grappa negli aspri combattimenti dal Monte Tomatico ai Solaroli e sul Valderoa (1-18 dicembre 1917). Il 4 marzo del 1918 il Val Cismon venne aggregato al XIII Gruppo Alpini e assieme ai battaglioni Antelao e Cadore è inviato sulla linea arretrata del fronte sul Monte Altissimo, fra Tione e Riva del Garda, a costruire e ripristinare trincee, camminamenti, mulattiere e baracche. Sullo stesso fronte, dall'11 luglio al 16 agosto, l'intero Gruppo venne impiegato in prima linea (Doss Casina - Doss Remit). Mario Cadorin viene nominato Cavaliere dal Re d'Italia Vittorio Emanuele III: Di Nostro moto proprio e in considerazione di particolari benemerenze acquisite durante la guerra 1915-16-17-18 abbiamo nominato e nominiamo il tenente Cadorin Mario, Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia con facoltà di fregiarsi delle insegne per tale Equestre grado stabilite. Il Cancelliere dell'Ordine è incaricato dell'esecuzione del presente Decreto per tale Equestre grado stabilite. (Dato a zona di guerra li 13 settembre 1918) Il 19 settembre del 1918 Masini e Cadorin passano al battaglione Monte Pelmo. Il giorno successivo viene costituita l'80ª Divisione e il Pelmo, assieme al Suello, all'Exilles e al 15° Gruppo artiglieria da montagna, forma il XVII Gruppo Alpino. Il 23 ottobre il battaglione è schierato sulle falde del Monte Casonet. All'alba del giorno seguente entra in azione in Val delle Mure e passa all'attacco di malga Solarolo. Il 28 ottobre, assieme al Cividale e al Cervino, è in linea a Col del Cuc. Nella giornata del 31 i tedeschi si ritirano e il Pelmo, assieme all'Exilles e al battaglione Cadore, scende a Seren del Grappa e verso le sei di sera entra a Feltre. Dopo la vittoria, con parte del suo battaglione, Mario Cadorin viene impiegato nella ricostruzione degli argini del Piave. All'inizio del 1919 è quindi inviato a Tripoli come ufficiale degli Alpini addetto al generale dell'Ufficio Politico, ma i nuovi indirizzi del governo italiano sulla questione coloniale, che per la Tripolitania si concretizzarono, a giugno dello stesso anno, con la promulgazione degli Statuti (la cosiddetta Legge fondamentale "al-qanûn al-asâsî") gli permettono, pochi mesi più tardi, di rientrare in patria e, finalmente, di congedarsi. Poco tempo dopo viene assunto dalla Società Terni che lo incarica dello studio di nuovi impianti in Tunisia, Turchia, Asia Minore, Ungheria. In Liguria, il 15 novembre del 1920, sposa Giuseppina Angiolina Garibaldi e un anno dopo nasce il primo figlio Fausto, seguito, nel 1926, dal secondogenito Sergio. Dal 1921 al 1925 Cadorin si dedica alla costruzione di teleferiche e all'esercizio di cave per il cemento. Nell'agosto del 1925 è direttore di montaggi della Società Ceretti & Tanfani di Milano per la quale lavora alla Funivia del Gran Sasso e del Vomero a Napoli. La sua frenetica attività prosegue quindi con altri lavori per il montaggio di teleferiche in Francia e in Spagna dove, tra il 1926 e il 1927, lavora tra Durcal, Lanjaron e Motril sulla Sierra Nevada, poi va in Egitto e in Grecia. Muore a Lavagna il 6 gennaio 1945.

Il Medagliere completo (fonte Franco Licini)

Argento del Castelletto

Decorazione

Croce di Guerra N.1

Decorazione

Croce di Guerra N.2

Decorazione

Bronzo del Lagazuoi

Decorazione

Argento Mesniak N.1

Decorazione

Argento Mesniak N.2

Decorazione

Unità d'Italia

Decorazione