Figari Filippo
Sottotenente
45° Brigata Reggio
Nato a Cagliari nel 1885
Morto a Roma nel 1973
Decorazioni
Medaglia di Bronzo
Addetto al comando di battaglione, durante tutto il combattimento fu incurante di ogni pericolo;
offertosi volontario, instancabile e coraggioso nel tentare ogni mezzo, sotto intenso
bombardamento, per ricuperare e alleviare le sofferenze dei nostri feriti rimasti sotto i
reticolati nemici.
Alpenrose, 20 settembre 1917
Note biografiche (Archivio Danilo Morell)
Filippo Figari nasce a Cagliari nel 1885 da Bartolomeo Figari, ingegnere delle Reali Ferrovie Sarde, e da Carmela Costa. Trasferitosi con la famiglia a Sassari tra il 1901-1903 fa amicizia con Giuseppe Biasi, con cui condivide le prime esperienze grafiche sui fogli satirici locali. A questi anni risale la frequentazione del pittore Mario Paglietti che può considerarsi il suo primo maestro. Nel 1904-1905 rientrato a Cagliari con la famiglia consegue la maturità presso il Liceo Dettori, ed espone per la prima volta in città le sue caricature in una mostra allestita con Felice Melis Marini. Nellautunno del 1904 parte per Roma; il poeta Salvator Ruju lo introduce nella redazione del quotidiano La Patria, per il quale disegna a partire dal 1905 una lunga serie di caricature. Sue caricature e alcune copertine appaiono nello stesso anno sull Avanti della Domenica. Nel 1906 due manifesti realizzati per ditte vinicole isolane (Larco, Rocca) avviano la sua produzione con temi folkloristici. Dopo aver frequentato lo studio del pittore Bruschi nel 1907, segue i corsi di Figura del Regio Istituto di Belle Arti e dellAccademia di Francia. Nellautunno, ottenuta una borsa di studio dal Comune di Cagliari, si trasferisce a Venezia, iscrivendosi al Regio Istituto di Belle Arti. Si iscrive allAccademia di Belle Arti di Monaco nel 1908 dove frequenta i corsi di Disegno di Hugo von Habermann e di Colore di Ludwig Herterich. Nel vivace ambiente monacense completa la sua formazione, assimilando il classicismo visionario introdotto nellAccademia da Franz von Stuck. Durante le vacanze del 1909, tiene la sua prima personale a Cagliari, nei locali scolastici di Piazza del Carmine. Al ritorno nellIsola nel 1911 ottiene lincarico per la decorazione della Sala dei Matrimoni del nuovo Palazzo Civico di Cagliari. Per procedere alla realizzazione del ciclo pittorico, ispirato a temi della vita e del folklore della Sardegna, Figari si trasferisce a Busachi. Sempre nel 1912 partecipa al concorso per la decorazione del Salone di Ricevimento nel Palazzo Civico aggiudicandosi limportante commessa, poi realizzata fra il 1913 e il 1916.
Neanche il tempo di portare a termine lopera e lartista ottiene nel 1914 anche lincarico per la decorazione dello spazio più importante del Palazzo Civico: il Salone del Consiglio. Tra il 1916-17 la chiamata alle armi interrompe i lavori. Concluso il corso presso la Scuola Militare di Caserta, parte per il fronte del Col di Lana come sottotenente del 45° Reggimento Fanteria Brigata Reggio. Unica opera prodotta dallartista durante gli anni della guerra è la cartolina commemorativa del 45° Fanteria. Per la figura del portabandiere utilizzò come modello il soldato Mossa Matteo di Calangianus (Sassari), morto poi in battaglia sul Monte Solarolo e decorato di medaglia di bronzo al valor militare.
Figari si distingue in una azione di guerra per cui sarà successivamente insignito della medaglia di bronzo al valore militare.
Durante un altra azione cade prigioniero degli austriaci e viene recluso nella fortezza di Komaron. Rientrato a Cagliari alla fine della guerra riprende immediatamente lattività realizzando lo stipo per la bandiera di Fiume e la targa offerta dalla città al generale Sanna. Tra il 1921 e il 1922 decora le cappelle Faggioli e Larco nel cimitero di Bonaria. Riavvia anche i lavori del Salone del Consiglio, portati a termine nel 1924. Il dopoguerra vede inoltre un ritorno di interesse per la grafica: nel 1919 disegna la cedola azionaria per la Società Bonifiche Sarde, e, nel 1922, i fregi in stile rustico per i Cantigos dEnnargentu del poeta desulese Antioco Casula Montanaru. Sempre nel 1924 pubblica su Il Nuraghe La civiltà di un popolo barbaro, breve saggio nato da una conferenza tenuta nel 1921 a Cagliari per lAssociazione Ex combattenti. Nel 1925 realizza le due grandi tele per lAula Magna dellUniversità di Cagliari, cui seguono le allegorie dei fiumi per il Palazzo della Società Elettrica Sarda (1926-27), la tela con La sagra di San Costantino per il Padiglione della Sardegna alla Fiera di Milano (1927), le due per il Palazzo del Consiglio Provinciale dellEconomia (1927-28), i pannelli per la sala del Comitato nel Palazzo del Provveditorato alle Opere Pubbliche (1928-29), e infine la pala daltare per la chiesa di Mussolinia (1929-30). Dopo un lungo periodo trascorso quasi esclusivamente nella realizzazione di grandi cicli decorativi, nel 1929 riprende lattività espositiva, presentando in anteprima le tele del Provveditorato alle Opere Pubbliche al Fiamma di Roma. Nello stesso anno Raimondo Carta Raspi scrive la prima monografia sullartista pubblicata dalla Fondazione il Nuraghe, e, sulle pagine della rivista Pattuglia, esce a puntate un saggio sulla sua opera firmato da Raffaello Delogu. Sempre nel 1929 viene nominato segretario del Sindacato Regionale Fascista Belle Arti, mantenendo lincarico fino alla caduta del Regime. In questi anni entra in contatto con August Sander, fotografo di punta del panorama tedesco degli anni Venti, che, ospite dellartista e della sua famiglia, realizza un reportage sulla Sardegna, e stringe amicizia con la scrittrice polacca Emilia Szenwig, che pubblica diversi articoli sullartista e traduce in polacco La civiltà di un popolo barbaro. La partecipazione a mostre regionali e nazionali cresce e si intensifica. Dopo aver esposto alla Prima Mostra del Sindacato Regionale Fascista tenutasi a Sassari nel 1930, partecipa alla XVII Esposizione Biennale Internazionale dArte di Venezia, e alla I Mostra internazionale dArte Sacra di Roma. Lanno successivo prende parte alla I Quadriennale Nazionale dArte di Roma, dove la sua opera La Vendemmia viene acquistata dal Re, alla II Rassegna Sindacale Regionale allestita a Cagliari, e alla Mostra dArte Italiana di Birmingham (USA). Sempre nel 1931 hanno inizio i lavori di decorazione della cattedrale di Cagliari, completati nella parte del transetto nel 1935. Nel 1932 espone alla III Mostra Sindacale Regionale di Sassari e alla XVIII Biennale di Venezia. Nel 1933 partecipa sia alla IV Mostra Sindacale Regionale di Cagliari sia alla I Sindacale Nazionale di Firenze, e lanno dopo alla V Mostra Sindacale Regionale di Sassari e alla XIX Biennale di Venezia.
Viene nominato direttore della rinnovata Scuola dArte di Sassari nel 1935. Limpegno nella ristrutturazione della scuola e nella decorazione della cattedrale riducono notevolmente la sua partecipazione a mostre e rassegne. In tutto lanno lartista espone solo alla VI Mostra Sindacale Regionale di Nuoro e al Concorso della Regina dove presenta unopera dedicata alla Grande Guerra. Nel 1936 prende parte alla VII Mostra Sindacale Regionale di Cagliari e per lultima volta alla Biennale di Venezia. Sebbene lattività didattica nella Scuola dArte di Sassari assorba una parte notevole del suo tempo, continua ad occuparsi dellorganizzazione dellarte isolana e a prender parte alle rassegne sindacali. Nel 1937 espone alla VIII Mostra Regionale allestita a Sassari e alla II Mostra Sindacale Nazionale di Napoli; lanno dopo partecipa alla IX Mostra Regionale di Nuoro e alla collettiva di artisti sardi promossa dalla Szenwig nella sua villa di Positano. Nel 1939 organizza la X Mostra Regionale di Cagliari, esponendovi il cartone per la vetrata della chiesa di Carbonia realizzata nel 1938. La III Quadriennale di Roma è lultima rassegna prima degli eventi bellici cui lartista prende parte. A partire dal 1940 limpegno si rivolge sempre più allattività didattica. Ampliata negli indirizzi e nei laboratori la Scuola viene trasformata in Istituto dArte. La grande tela con Eleonora dArborea (1942), eseguita a completamento dei lavori di risistemazione dellUniversità di Sassari realizzati dallIstituto dArte, è il solo lavoro di decorazione portato a termine in questi anni, mentre non arriveranno a conclusione né il progetto per la sala della Commissione Economica del Senato, né quello per le vetrate della chiesa dei Santi Pietro e Paolo allEUR, rimasti fermi ai cartoni per la precarietà della situazione politica determinata dalla guerra in corso. Nel 1943 viene incaricato della riorganizzazione del Museo Artistico Industriale di Roma, totalmente in disarmo per le vicende belliche. Durante la permanenza nella capitale progetta il bozzetto per la decorazione della chiesa di San Saturnino, ma anche questo lavoro resterà incompiuto. La caduta del Regime mette lartista in una situazione difficile. La carica di segretario del Sindacato Fascista Belle Arti ricoperta per più di un decennio, lo espone ad attacchi personali che culminano nel tentativo fatto dal pittore Pietro Antonio Manca di sostituirlo nella direzione dellIstituto dArte, ma nel 1945 riprende il suo posto alla guida della scuola sassarese. Nel 1946, dopo diciassette anni dalla mostra al Fiamma di Roma, tiene una personale alla Galleria Acquario di Sassari, dove presenta per la prima volta una serie di paesaggi e di nature morte. I temi acquisteranno una importanza sempre maggiore nella produzione da cavalletto, confermata anche dalla mostra tenuta alla Galleria Della Maria di Cagliari nel 1948. Nel dopoguerra riprende la partecipazione a rassegne regionali e nazionali. Nel 1949 partecipa alla mostra Arte Moderna in Sardegna, allestita da Nicola Dessy presso lOpera Bevilacqua La Masa di Venezia, e lanno successivo alla collettiva di arte sarda promossa dal Gremio dei Sardi alla Galleria Nazionale dArte Moderna di Roma. In questi anni progetta la grande tela La Sagra di SantEfisio per il Museo delle Tradizioni Popolari di Roma, rimasta allo stadio di cartone. Nel 1951 espone alla VI Mostra Internazionale dArte Sacra di Roma e tra il 1953 e il 1956 partecipa alle quattro edizioni della Rassegna Regionale dArte Figurativa promosse dal Centro Didattico Provinciale di Nuoro. Sempre nel 1956 gli Amici del Libro di Cagliari gli dedicano una mostra per festeggiare limminente completamento della decorazione della cattedrale. Dopo le vetrate per il duomo (1951) e per la chiesa di Santa Caterina (1954) a Sassari, tra il 1955 e il 1957 completa i lavori nella cattedrale di Cagliari, dipingendo nella navata la grande tela con la storia della fede sarda. Lascia la direzione dellIstituto dArte nel 1958 e si trasferisce stabilmente a Roma. La carica di presidente dellIstituto dArte, ricoperta fino al 1969, gli permette di mantenere comunque rapporti con lambiente isolano e di ricevere ancora commissioni di una certa importanza. Nel 1959 progetta il ciclo musivo e le vetrate per la chiesa del Santissimo Sacramento di Sassari, e nel 1965 il mosaico per la chiesa di Santa Maria Goretti di SantAntioco.
Muore a Roma il 30 ottobre 1973.
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Nato a Cagliari nel 1885
Morto a Roma nel 1973
Decorazioni
Medaglia di Bronzo
Addetto al comando di battaglione, durante tutto il combattimento fu incurante di ogni pericolo;
offertosi volontario, instancabile e coraggioso nel tentare ogni mezzo, sotto intenso
bombardamento, per ricuperare e alleviare le sofferenze dei nostri feriti rimasti sotto i
reticolati nemici.Alpenrose, 20 settembre 1917
Note biografiche (Archivio Danilo Morell)
Filippo Figari nasce a Cagliari nel 1885 da Bartolomeo Figari, ingegnere delle Reali Ferrovie Sarde, e da Carmela Costa. Trasferitosi con la famiglia a Sassari tra il 1901-1903 fa amicizia con Giuseppe Biasi, con cui condivide le prime esperienze grafiche sui fogli satirici locali. A questi anni risale la frequentazione del pittore Mario Paglietti che può considerarsi il suo primo maestro. Nel 1904-1905 rientrato a Cagliari con la famiglia consegue la maturità presso il Liceo Dettori, ed espone per la prima volta in città le sue caricature in una mostra allestita con Felice Melis Marini. Nellautunno del 1904 parte per Roma; il poeta Salvator Ruju lo introduce nella redazione del quotidiano La Patria, per il quale disegna a partire dal 1905 una lunga serie di caricature. Sue caricature e alcune copertine appaiono nello stesso anno sull Avanti della Domenica. Nel 1906 due manifesti realizzati per ditte vinicole isolane (Larco, Rocca) avviano la sua produzione con temi folkloristici. Dopo aver frequentato lo studio del pittore Bruschi nel 1907, segue i corsi di Figura del Regio Istituto di Belle Arti e dellAccademia di Francia. Nellautunno, ottenuta una borsa di studio dal Comune di Cagliari, si trasferisce a Venezia, iscrivendosi al Regio Istituto di Belle Arti. Si iscrive allAccademia di Belle Arti di Monaco nel 1908 dove frequenta i corsi di Disegno di Hugo von Habermann e di Colore di Ludwig Herterich. Nel vivace ambiente monacense completa la sua formazione, assimilando il classicismo visionario introdotto nellAccademia da Franz von Stuck. Durante le vacanze del 1909, tiene la sua prima personale a Cagliari, nei locali scolastici di Piazza del Carmine. Al ritorno nellIsola nel 1911 ottiene lincarico per la decorazione della Sala dei Matrimoni del nuovo Palazzo Civico di Cagliari. Per procedere alla realizzazione del ciclo pittorico, ispirato a temi della vita e del folklore della Sardegna, Figari si trasferisce a Busachi. Sempre nel 1912 partecipa al concorso per la decorazione del Salone di Ricevimento nel Palazzo Civico aggiudicandosi limportante commessa, poi realizzata fra il 1913 e il 1916.
Neanche il tempo di portare a termine lopera e lartista ottiene nel 1914 anche lincarico per la decorazione dello spazio più importante del Palazzo Civico: il Salone del Consiglio. Tra il 1916-17 la chiamata alle armi interrompe i lavori. Concluso il corso presso la Scuola Militare di Caserta, parte per il fronte del Col di Lana come sottotenente del 45° Reggimento Fanteria Brigata Reggio. Unica opera prodotta dallartista durante gli anni della guerra è la cartolina commemorativa del 45° Fanteria. Per la figura del portabandiere utilizzò come modello il soldato Mossa Matteo di Calangianus (Sassari), morto poi in battaglia sul Monte Solarolo e decorato di medaglia di bronzo al valor militare.
Figari si distingue in una azione di guerra per cui sarà successivamente insignito della medaglia di bronzo al valore militare.
Durante un altra azione cade prigioniero degli austriaci e viene recluso nella fortezza di Komaron. Rientrato a Cagliari alla fine della guerra riprende immediatamente lattività realizzando lo stipo per la bandiera di Fiume e la targa offerta dalla città al generale Sanna. Tra il 1921 e il 1922 decora le cappelle Faggioli e Larco nel cimitero di Bonaria. Riavvia anche i lavori del Salone del Consiglio, portati a termine nel 1924. Il dopoguerra vede inoltre un ritorno di interesse per la grafica: nel 1919 disegna la cedola azionaria per la Società Bonifiche Sarde, e, nel 1922, i fregi in stile rustico per i Cantigos dEnnargentu del poeta desulese Antioco Casula Montanaru. Sempre nel 1924 pubblica su Il Nuraghe La civiltà di un popolo barbaro, breve saggio nato da una conferenza tenuta nel 1921 a Cagliari per lAssociazione Ex combattenti. Nel 1925 realizza le due grandi tele per lAula Magna dellUniversità di Cagliari, cui seguono le allegorie dei fiumi per il Palazzo della Società Elettrica Sarda (1926-27), la tela con La sagra di San Costantino per il Padiglione della Sardegna alla Fiera di Milano (1927), le due per il Palazzo del Consiglio Provinciale dellEconomia (1927-28), i pannelli per la sala del Comitato nel Palazzo del Provveditorato alle Opere Pubbliche (1928-29), e infine la pala daltare per la chiesa di Mussolinia (1929-30). Dopo un lungo periodo trascorso quasi esclusivamente nella realizzazione di grandi cicli decorativi, nel 1929 riprende lattività espositiva, presentando in anteprima le tele del Provveditorato alle Opere Pubbliche al Fiamma di Roma. Nello stesso anno Raimondo Carta Raspi scrive la prima monografia sullartista pubblicata dalla Fondazione il Nuraghe, e, sulle pagine della rivista Pattuglia, esce a puntate un saggio sulla sua opera firmato da Raffaello Delogu. Sempre nel 1929 viene nominato segretario del Sindacato Regionale Fascista Belle Arti, mantenendo lincarico fino alla caduta del Regime. In questi anni entra in contatto con August Sander, fotografo di punta del panorama tedesco degli anni Venti, che, ospite dellartista e della sua famiglia, realizza un reportage sulla Sardegna, e stringe amicizia con la scrittrice polacca Emilia Szenwig, che pubblica diversi articoli sullartista e traduce in polacco La civiltà di un popolo barbaro. La partecipazione a mostre regionali e nazionali cresce e si intensifica. Dopo aver esposto alla Prima Mostra del Sindacato Regionale Fascista tenutasi a Sassari nel 1930, partecipa alla XVII Esposizione Biennale Internazionale dArte di Venezia, e alla I Mostra internazionale dArte Sacra di Roma. Lanno successivo prende parte alla I Quadriennale Nazionale dArte di Roma, dove la sua opera La Vendemmia viene acquistata dal Re, alla II Rassegna Sindacale Regionale allestita a Cagliari, e alla Mostra dArte Italiana di Birmingham (USA). Sempre nel 1931 hanno inizio i lavori di decorazione della cattedrale di Cagliari, completati nella parte del transetto nel 1935. Nel 1932 espone alla III Mostra Sindacale Regionale di Sassari e alla XVIII Biennale di Venezia. Nel 1933 partecipa sia alla IV Mostra Sindacale Regionale di Cagliari sia alla I Sindacale Nazionale di Firenze, e lanno dopo alla V Mostra Sindacale Regionale di Sassari e alla XIX Biennale di Venezia.
Viene nominato direttore della rinnovata Scuola dArte di Sassari nel 1935. Limpegno nella ristrutturazione della scuola e nella decorazione della cattedrale riducono notevolmente la sua partecipazione a mostre e rassegne. In tutto lanno lartista espone solo alla VI Mostra Sindacale Regionale di Nuoro e al Concorso della Regina dove presenta unopera dedicata alla Grande Guerra. Nel 1936 prende parte alla VII Mostra Sindacale Regionale di Cagliari e per lultima volta alla Biennale di Venezia. Sebbene lattività didattica nella Scuola dArte di Sassari assorba una parte notevole del suo tempo, continua ad occuparsi dellorganizzazione dellarte isolana e a prender parte alle rassegne sindacali. Nel 1937 espone alla VIII Mostra Regionale allestita a Sassari e alla II Mostra Sindacale Nazionale di Napoli; lanno dopo partecipa alla IX Mostra Regionale di Nuoro e alla collettiva di artisti sardi promossa dalla Szenwig nella sua villa di Positano. Nel 1939 organizza la X Mostra Regionale di Cagliari, esponendovi il cartone per la vetrata della chiesa di Carbonia realizzata nel 1938. La III Quadriennale di Roma è lultima rassegna prima degli eventi bellici cui lartista prende parte. A partire dal 1940 limpegno si rivolge sempre più allattività didattica. Ampliata negli indirizzi e nei laboratori la Scuola viene trasformata in Istituto dArte. La grande tela con Eleonora dArborea (1942), eseguita a completamento dei lavori di risistemazione dellUniversità di Sassari realizzati dallIstituto dArte, è il solo lavoro di decorazione portato a termine in questi anni, mentre non arriveranno a conclusione né il progetto per la sala della Commissione Economica del Senato, né quello per le vetrate della chiesa dei Santi Pietro e Paolo allEUR, rimasti fermi ai cartoni per la precarietà della situazione politica determinata dalla guerra in corso. Nel 1943 viene incaricato della riorganizzazione del Museo Artistico Industriale di Roma, totalmente in disarmo per le vicende belliche. Durante la permanenza nella capitale progetta il bozzetto per la decorazione della chiesa di San Saturnino, ma anche questo lavoro resterà incompiuto. La caduta del Regime mette lartista in una situazione difficile. La carica di segretario del Sindacato Fascista Belle Arti ricoperta per più di un decennio, lo espone ad attacchi personali che culminano nel tentativo fatto dal pittore Pietro Antonio Manca di sostituirlo nella direzione dellIstituto dArte, ma nel 1945 riprende il suo posto alla guida della scuola sassarese. Nel 1946, dopo diciassette anni dalla mostra al Fiamma di Roma, tiene una personale alla Galleria Acquario di Sassari, dove presenta per la prima volta una serie di paesaggi e di nature morte. I temi acquisteranno una importanza sempre maggiore nella produzione da cavalletto, confermata anche dalla mostra tenuta alla Galleria Della Maria di Cagliari nel 1948. Nel dopoguerra riprende la partecipazione a rassegne regionali e nazionali. Nel 1949 partecipa alla mostra Arte Moderna in Sardegna, allestita da Nicola Dessy presso lOpera Bevilacqua La Masa di Venezia, e lanno successivo alla collettiva di arte sarda promossa dal Gremio dei Sardi alla Galleria Nazionale dArte Moderna di Roma. In questi anni progetta la grande tela La Sagra di SantEfisio per il Museo delle Tradizioni Popolari di Roma, rimasta allo stadio di cartone. Nel 1951 espone alla VI Mostra Internazionale dArte Sacra di Roma e tra il 1953 e il 1956 partecipa alle quattro edizioni della Rassegna Regionale dArte Figurativa promosse dal Centro Didattico Provinciale di Nuoro. Sempre nel 1956 gli Amici del Libro di Cagliari gli dedicano una mostra per festeggiare limminente completamento della decorazione della cattedrale. Dopo le vetrate per il duomo (1951) e per la chiesa di Santa Caterina (1954) a Sassari, tra il 1955 e il 1957 completa i lavori nella cattedrale di Cagliari, dipingendo nella navata la grande tela con la storia della fede sarda. Lascia la direzione dellIstituto dArte nel 1958 e si trasferisce stabilmente a Roma. La carica di presidente dellIstituto dArte, ricoperta fino al 1969, gli permette di mantenere comunque rapporti con lambiente isolano e di ricevere ancora commissioni di una certa importanza. Nel 1959 progetta il ciclo musivo e le vetrate per la chiesa del Santissimo Sacramento di Sassari, e nel 1965 il mosaico per la chiesa di Santa Maria Goretti di SantAntioco.
Muore a Roma il 30 ottobre 1973.